Basilica Santa Maria in Trastevere

(Facciata della Basilica Santa Maria in Trastevere / Foto di Slices of Light licensed under CC BY-NC-ND 2.0)

Basilica Santa Maria in Trastevere

La Basilica di Santa Maria in Trastevere, nel cuore del rione, con al centro una grande “fontana” a vasca ottagonale di Carlo Fontana (1692) e forse la prima chiesa di Roma aperta ufficialmente al culto, fu fondata secondo la tradizione da papa Callisto I (“titulus Callisti”), sulla “taberna meritoria” dove sarebbe avvenuto (38 a.C.) una prodigiosa eruzione di olio dalla terra - probabilmente petrolio - poi interpretata come annuncio della venuta del Messia, fu costruita in forma basilicale da papa Giulio I (337-352) e modificata nei secoli VIII e IX. La struttura attuale risale alla ricostruzione, con materiale proveniente dalle terme di Caracalla, voluta da papa Innocenzo II nel 1138-1148. Sotto il cardinale Marco Sittico Altemps furono realizzate la cappella della Madonna della Clementa e alcune di quelle laterali su progetto di Martino Longhi il Vecchio (1580-1585). Nel 1702 papa Clemente XI fece riedificare il portico e modificare la facciata su disegno di Carlo Fontana e, sotto papa Pio IX, Virginio Vespignani eseguì un restauro “stilistico” (1866.1877). La facciata a salienti del XII secolo ha tre grandi finestre centinate (aperte dal Vespignani) e coronamento orizzontale a sguscio e sormontato da timpano. Del XIII secolo è il mosaico della “Madonna in trono con due donatori e due teorie di figure femminili”, erroneamente ritenute le Vergini savie e le Vergini stolte (le prima e la ultime tre sono di inizi XIV secolo). La parte inferiore è preceduta dal portico del Fontana (1702), a cinque arcate inquadrate da un freddo ordine ionico; sulla balaustra, “statue di pontefici” dovute, da sinistra, a Jean-Baptiste Théodon, Michel Maille, Lorenzo Ottoni e Vincenzo Felici. Sul robusto campanile romani, in una edicoletta, “Madonna col Bambino” a mosaico (XVII secolo). Sotto il portico vi è una raccolta di epigrafi pagani e cristiane, di marmi e sculture (plutei e sarcofagi) della basilica o recuperati dalle catacombe nel XVIII secolo dal canonico Marcantonio Baldetti. Le magnifiche cornici marmoree delle tre porte sono di media età imperiale (quelle laterali sono sormontate da statuine trecentesche provenienti dalla tomba del cardinale Filippo d’Alençon); notevoli anche il rilievo con i “pavoni che bevono da un vaso” (IX secolo) e l’affresco quattrocentesco dell’ “Annunciazione”.

ORARI E INDIRIZZI:
Piazza di Santa Maria in Trastevere - Aperta tutti i giorni dalle ore 7:30 (il venerdì dalle ore 9:00) alle ore 21:00, (nel mese di agosto tutti i giorni dalle ore 8:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 21:00) - Per informazioni Tel. 06.5814802

COME ARRIVARCI:
BUS H (fermata SONNINO/SAN GALLICANO) 23, 280 (fermata LUNGOTEVERE SANZIO/FILIPPERI) - TRAM 8 (fermata GIOACCHINO BELLI)

LINK ESTERNI:
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(Interni della Basilica Santa Maria in Trastevere / Foto di Pixabay)

Basilica Santa Maria in Trastevere

L’interno basilicale è una delle più riuscite architetture del XII secolo, permeata di rinnovato classicismo che le aggiunte cinque-seicentesche (cappelle laterali e soffitti lignei) e ottocentesche (partitura a lesene della navata) non hanno sostanzialmente modificato. Le navate sono divise da un verso e proprio ordine architravato: le 22 colonne antiche di granito, di vari diametro, con basi e capitelli ionici e corinzi sostengono una trabeazione costituita da frammenti antiche che continua sulla controfacciata, collegando i due colonnati secondo un criterio di unità compositiva; l’arco trionfale, retto da due colonne di granito con capitelli corinzi e trabeazione classica, inquadra il transetto notevolmente rialzato. Il pavimento cosmatesco è stato quasi completamente rifatti dal Vespignani; ricchissimo il “soffitto ligneo” a lacunari disegnato dal Domenichino (1617), che nell’ottagono centrale dipinse “l’Assunta”. Alle pareti della navata, affreschi “santi martiri” coevi a quelli sul fronte dell’arco trionfale (1870). All’inizio della navata centrale, “tabernacolo” marmoreo firmato da Mino del Reame, con fine bassorilievo prospettico a stiacciato (XV secolo). Navata destra, all’inizio, “Madonna col Bambino”, affresco del 1452. Nella 1/a cappella di destra, su disegno di Giacomo Onorato Recalcati (1721-1727): “Santa Francesca Romana” di Giacomo Zoboli; ai lati, “monumenti della famiglia Bussi” su disegno di Francesco Ferrari. Nella 2/a cappella, su progetto di Filippo Raguzzini (1739): “Natività” di Etienne Parrocel. Nella 3/a cappella “Crocifisso” ligneo (XV secolo. Tra la 4/a cappella e l’uscita laterale: a sinistra, “cenotafio del cardinale Pietro Marcellino Corradini” con busto di Filippo Della Valle (1745). Dopo l’ingresso laterale, con bel portale romanico, nicchia con pesi e catene che la tradizione riferisce al supplizio dei martiri. Transetto destro: alla testata, “cenotafio del cardinale Francesco Armellini” attribuibile ad Andrea Sansovino o a Michelangelo Senese (1524). Nella Cappella del coro d’inverno, su progetto del Domenichino (1625): “Madonna di Strada Cupa” attribuita a Perin del Vaga; a sinistra, “Fuga in Egitto” di Carlo Maratta. Il Presbiterio poggia su un alto basamento con transenne e plutei cosmateschi, in parte rifatti dal Vespignani; la “fons olei” segna il punto dal quale sarebbe scaturito l’olio. Il “ciborio”, con quattro colonne di porfido, è stato ricomposto dal Vespignani in parte con elementi antichi; il “candelabro pasquale” è della bottega dei Vassalletto. L’ Abside è decorata dai celebri mosaici realizzati dopo la morte di papa Innocenzo II (1140-1143), raffigurato nel catino, a sinistra, con il modellino della chiesa. Sull’arco: i “profeti Geremia e Isaia”, i “simboli degli evangelisti”, i “sette candelabri dell’Apocalisse”. Nella semicalotta, al centro, “Cristo incorona la Vergine”; a destra, i “Ss. Pietro, Cornelio, Giulio e Calepodio”; a sinistra, i “Ss. Callisto, Lorenzo e papa Innocenzo II”, sopra i quali è il “Padiglione dell’empireo con la mano dell’Eterno che incorona il figlio”; sotto è una fascia con al centro l’ “Agnello mistico”, cui convergono 12 pecorelle (gli apostoli) dalle città sante simboleggianti la Chiesa. All’altezza delle finestre, gli importanti mosaici con "storie della Vergine" di Pietro Cavallini (1291), commissionati da Bertoldo Stefaneschi, che è raffigurato nel riquadro centrale più basso con la “Madonna e i Ss. Pietro e Paolo”; sopra gli stalli del coro, “angeli con i simboli dei misteri di Maria”, affreschi di Agostino Ciampelli (1600). La “cattedra” marmorea, con grifi e schienale a disco, è del XII secolo. A sinistra dell’abside, “sepolcro di Roberto Altemps” (1586), con busto attribuito a Nicolò Pippi e statue sul timpano dovute al Valsoldo. Segue la Cappella Altemps, eretta per il cardinale Marco Sittico Altemps, nipote di papa Pio IV, da Martino Longhi il Vecchio (1584-1585), in continuità prospettiva con la navata sinistra; ha pianta quadrangolare, superfici scandite da lesene, volta a padiglione riccamente ornata di stucchi e di affreschi di Pasquale Cati, autore anche di quelli laterali “Il Concilio di Trento e Approvazione degli atti” (1588). All’altare è la celebre Madonna della Clemenza, preziosa tavola a encausto romana del VI-VII secolo. Transetto sinistro: a destra, “monumento del cardinale Filippo d’Alençon” (1397) e la sottostante “Dormitio Virginis”, ora nel monumento a sinistra (il “Martirio dei Ss. Filippo e Giacomo”, che l’ha sostituito, è attribuito a Palma il Giovane). Dalla navata sinistra si entra nel Vestibolo della sagrestia: due frammenti di mosaici del I secolo con “uccelli acquatici e scena fluviale” provenienti da Palestrina; “Risurrezione dei morti” modello di Niccolò Sale per il rilievo del monumento Raymondi in San Pietro in Montorio (1636). In Sagrestia, ricostruita nel 1483 e rinnovata dal Francesco Carlo Bizzaccheri, “Madonna coi Ss. Rocco e Sebastiano” di scuola umbra del ‘500. Navata sinistra (Cappella Avila): la fantasiosa cupola (circondata da balaustra, dove quattro angeli sorreggono la base anulare di un lanternino con colonne, incluso in un secondo cupolino) è di Antonio Gherardi (1680) che adottò un linguaggio plastico borrominiano, per modellare le superfici in funzione della luce; la pala “San Girolamo” (1686) è dello stesso. Tra la 4/a e la 3/a cappella, “tomba di Innocenzo II”, eretto dal Vespignani nel 1869 per volere di papa Pio IX. Nella 3/a cappella, pala d’altare, lunette e bel soffitto di Farraù Fenzone. Nella 1/a cappella (battistero), su disegno di Filippo Raguzzini (1741): sotto il pavimento nel 1920 fu rinvenuto l’ambiente di una domus romana.

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