Appia Antica

(Via Appia Antica)

Appia Antica

L’Appia Antica, “la regina delle strade”, è la più famosa delle strade consolari che uscivano da Roma, anche per gli splendidi monumenti funerari e residenziali che la fiancheggiavano. la Via Appia fu aperta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco, che rettificò il preesistente tracciato che univa Roma ai Colli Albani prolungandolo fino a Capua (Santa Maria Capua Vetere) attraverso “Aricia” (Ariccia), “Tarracina” (Terracina), “Fundi” (Fondi), “Formiae” (Formia), “Minturnae” (Minturno) e “Sinuessa” (Mondragone); larga 4,1 metri e fiancheggiata sui lati da “crepidines” (marciapiedi) in terra battuta delimitate da cigli in lava basaltina, venne in seguito lastricata in selci e raggiunse verso il 190 a.C. Brindisi attraverso Benevento e Venosa, sì da costituire l’asse viario di comunicazione con l’Oriente. Conservatasi fino al VI secolo (era ancora utilizzata nel Medioevo) ma caduta poi in abbandono, fu riaperta da Pio VI solo a fine Settecento (al 1809 risale la prima proposta per la realizzazione di un parco archeologico) e sistemata sotto Pio IX a opera di Luigi Canina. Dopo essere stata solo in parte sfiorata dal progetto della Passeggiata Archeologica tra il Palatino e il Celio (1887), fu con il piano regolatore del 1931 che si auspicò “la creazione di un grandissimo parco comprendente tutta la zona cosparsa di antichità situata tra la via Ardeatina e la via Appia Nuova ed il cui asse sia costituito dalla via Appia Antica”, anche se contemporaneamente si dette il via libera all’edificazione di ville secondo ‘particolari accorgimento’. Nel 1962 la maggior parte dei 2517 ettari dell’Appia Antica fu destinata a parco pubblico; nel 1976 venne da un lato elaborato un piano di esproprio da parte della vicina valle della Caffarella e dall’altro installato il guardrail lungo il Grande Raccordo Anulare, che sancì la separazione definitiva del tratto più esterno della consolare; nel 1988 la Regione Lazio ha approvato la legge che istituisce il Parco regionale suburbano dell’Appia Antica. L’antica strada costituisce una delle poche testimonianze superstiti, e unica per continuità di percorso, di quello che era, fino ai primi decenni del Novecento, il paesaggio della Campagna romana, caratterizzato dalla presenza di innumerevoli resti antichi spesso monumentali (villa di Massenzio, tomba di Cecilia Metella, villa dei Quintili), e di come era strutturata una via romana.

LINK ESTERNI:
Parco Archeologico dell'Appia Antica
Parco Regionale dell'Appia Antica

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(Porta di San Sebastiano)

Monumenti e luoghi d'interesse lungo il percorso

PRIMO TRATTO DELL' APPIA ANTICA. La via Appia Antica, prosecuzione ‘extraurbana’ del percorso consolare segnato, entro le mura, dal viale delle Terme di Caracalla e dalla via di porta San Sebastiano, inizia fuori porta San Sebastiano e segue nella prima parte il “clivus Martis”, così detto dal tempio del dio che sorgeva nei pressi...

- CAPPELLA DI REGINALD POLE. Al bivio, dove è l’accesso al parcheggio per le catacombe di San Callisto, l’Appia Antica prosegue a sinistra allargandosi in corrispondenza dell’imbocco, di nuovo a sinistra, di via della Caffarella: qui, quasi addossata al fianco di un casale, si trova l’edicola rotonda a cupola fatta costruire come ex voto del cardinale inglese che, contrario alla riforma anglicana, sfuggì nel 1539 in questo punto a un agguato dei sicari di Enrico VIII; l’elegante costruzione richiama, nell’uso del cotto policromo, la tradizione classica delle tombe romane a tempietto e in particolare il vicino tempio del dio Redicolo.

- VIA DELLA CAFFARELLA, che all’inizio procede stretta fra muri e cinta e poi sterrata fra siepi e campi, raggiunge, oltre una casa colonica e inglobato in una proprietà privata, il cosiddetto tempio del dio Redicolo, dedicato alla divinità che avrebbe costretto Annibale a tornare indietro; in realtà monumento sepolcrale a forma di tempietto tradizionalmente attribuito ad Annia Regilia moglie di Erode Attico (II secolo), è un’interessante costruzione in laterizi, di due tonalità, a pianta rettangolare, con basso podio e facce esterne tripartite da lesene, con finestre incorniciate, trabeazione a mensole e timpano. Più avanti, la strada piega a sinistra e conduce al casale della Caffarella, edificato dalla famiglia Caffarelli intorno al 1547 sui resti di una fortificazione del XIII-XIV secolo (è ancora visibile parte della torre, rimaneggiata) posta a controllo della valle dell’Almone.

- IPOGEO DI VIBIA, nella seicentesca villa Casali che la consolare costeggia a sinistra, è datato al IV secolo; luogo di sepoltura di Cristiani e Pagani aderenti alla setta di Bacco-Sabazio, consta di tre Gallerie, di un Cubicolo con colonne e di un Arcosolio con pitture (Introduzione della defunta Vibia nel “paradiso” sabazianista, Vibia sul carro di Plutone e Mercurio e il Banchetto sacro dei sette sacerdoti di Sabazio). Al numero 105 è l’accesso alle piccole catacombe che sono dette della Santa Croce (IV secolo) dalla pittura con una croce greca posta sotto il lucernario. Seguono le catacombe di San Callisto.

CATACOMBE DI SAN CALLISTO. Sorte verso la fine del II secolo da ipogei cristiani privati e da un’area funeraria direttamente dipendente dalla Chiesa di Roma, prendono nome dal diacono Callisto, preposto da papa San Zefirino all’amministrazione del cimitero stesso; salito a sua volta al soglio pontificio, egli ingrandì il complesso...

- ALLE ALTRE CATACOMBE, racchiuse nel complesso callistiano corrispondono sopra terra antichi edifici. Quelle dei Ss. Marco e Marcelliano) accolgono nelle gallerie, sviluppatesi nel IV secolo dopo la deposizione dei martiri, alcune pitture di soggetto biblico e sarcofagi a fregio continuo. Più incerte le notizie sulle catacombe dette di Balbina, associata alla memoria dei martiri Marco e Marcelliano, che ospitano il santuario di papa Marco e di Basileo. Un percorso pedonale segnalato conduce quindi alla basilica di San Sebastiano.

- VIA APPIA PIGNATELLI, che si diparte a sinistra dell’Appia Antica presso il portale della vigna San Sebastiano, fu aperta su tracciato antico da Innocenzo XII a fine del XVII secolo per congiungere la consolare con l’Appia Nuova.

ALLA CHIESA DI SANT' URBANO. La strada attraversa una zona dove sono state individuate altre aree cemeteriali. Tra queste spiccano le catacombe di Pretestato, sorte già a fine del II secolo, che comprendevano nel sopratterra una vasta area funeraria prima pagana poi cristiana e che ospitavano diverse tombe di martiri...

BASILICA DI SAN SEBASTIANO. La via Appia Antica, lasciato a destra il vicolo delle Sette Chiese, forma s sinistra uno slargo, con al centro la colonna commemorativa del restauro dell’Appia compiuto nel 1852 da papa Pio IX da qui fino a “Bovillae”. A destra è la basilica eretta là ove, secondo la tradizione erano custoditi...

CATACOMBE DI SAN SEBASTIANO. Le catacombe di San Sebastiano, sono uno dei pochissimi cimiteri cristiani rimasti sempre accessibili e perciò molto devastato (dei quattro piani originari il primo è quasi completamente distrutto). Nella navata destra della basilica primitiva, ricostruita nel 1933 su resti antichi, sono visibili...

VILLA DI MASSENZIO. La villa di Massenzio, è uno dei più estesi e importanti complessi monumentali dell’Appia Antica, che l’imperatore costruì nel Pago Triopio di Erode Attico passato, alla morte di questi, al demanio imperiale. Tra i principali edifici: in un avvallamento si dispongono le gigantesche strutture del Circo...

TOMBA DI CECILIA METELLA. La tomba di Cecilia Metella è tra i più famosi monumenti di Roma e simbolo dell’Appia Antica: risalente al 50 a.C., è costituito da un basamento quadrato, già rivestito di travertino, su cui poggia un corpo cilindrico ornato alla sommità di un fregio a rilievo, su marmo pentelico, con scudi gallici...

TRATTO ANTICO DELL' APPIA ANTICA. Compresa tra il III e il X miglio, fu liberata nel 1850-1859 da Luigi Canina e un tempo era il tratto più pittoresco della via. Oltre il bivio con via di Cecilia Metella si lascia a sinistra la torre di Capo di Bove, alto nucleo di sepolcro presso il quale l’astronomo Angelo Secchi costituì nel 1870...

TUMULI DEGLI ORAZI E CURIAZI. Si continua, oltre l’incrocio con via Erode Attico e via di Tor Carbone, fino al V miliario dove la strada, finora perfettamente rettilinea, presenta una leggera deviazione a sinistra riprendendo poi il primitivo orientamento; tale cambio di direzione è dovuto probabilmente alla necessità di rispettare un luogo...

VILLA DEI QUINTILI. La villa dei Quintili, i cui primi resti si scorgono subito oltre a sinistra, è la più grande tra quelle dei dintorni di Roma (talmente estesa che il luogo fu chiamato Roma vecchia) e ha restituito negli scavi eseguiti fin dal ‘500 innumerevoli opere d’arte. Consta di vari nuclei edilizi eretti dall’età adrianea e prende...

- VERSO IL GRANDE RACCORDO ANULARE. La consolare raggiunge, nelle vicinanze del VI miglio, il sepolcro detto Casal Rotondo (età augustea), il più grande (circa 35 metri di lato) dell’Appia Antica, sorto su sepolture più antiche e costituito da un corpo cilindrico un tempo rivestito di travertino e sormontato da un tumulo; tra i frammenti decorativi inseriti nel vicino muro e attribuiti all’edificio, un’iscrizione frammentaria col nome di Cotta fece ritenere a Luigi Canina che questo fosse il monumento eretto da Marco Valerio Massimo (poi Messalino Cotta), avvocato e letterato del tempo di Augusto, al padre Messalla Corvino. Subito dopo l’incrocio con le vie di Torricola, a destra, e di Casal Rotondo, a sinistra, resti di sepolcri per lo più anonimi e malamente conservati fiancheggiano la via, che lambisce a sinistra la torre in Selce, cosiddetta dalle vicine cave e costruita nel XII secolo sopra un sepolcro antico. Tracce e resti di sepolcri, frammenti architettonici e i scrizioni continuano nel tratto successivo della strada, che prima del VII miglio presenta una seconda deviazione, forse dovuta anche in questo caso alla necessità di rispettare un luogo sacro preesistente; al termine della deviazione si può scorgere, affacciandosi a sinistra, un lungo tratto delle arcate dell’acquedotto che riforniva la villa dei quintili. Poco oltre la via Appia Antica e tagliata dal Grande Raccordo Anulare.

- OLTRE IL GRANDE RACCORDO ANULARE. Dopo il Grande Raccordo Anulare, prosegue l'Appia Antica e in corrispondenza dell’VIII miglio, sulla destra, sono i resti, sommersi dalla vegetazione, del cosiddetto tempio di Ercole, in realtà porticato tardo-repubblicano pertinente forse a un luogo di ristoro; avanti, sempre a sinistra e preceduta da una tomba a edicola (IV secolo), la cosiddetta Berretta del Prete, imponente mausoleo di età imperiale di cui rimane la rotonda centrale coperta a cupola e nel quale fu adattata nel Medioevo una chiesetta dedicata a Maria Madre di Dio. Oltre l’incrocio con via dell’Aeroscalo, presso il IX miliario, un mausoleo rotondo in laterizio, originariamente coperto a cupola e circondato da un colonnato, è stato interpretato come la tomba dell’imperatore Gallieno.

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