Rione Esquilino

(immagine di Google Maps)

Rione Esquilino

L’Esquilino è il XV rione di Roma, il primo dei rioni creati dopo il 1870 corrisponde alla parte orientale del colle da cui prende il nome: quella zona, esterna alle mura Serviane, che costituì la V regione augustea (“Esquiliae”). L’etimologia da “ex colere” (abitare fuori) indicò un sobborgo rispetto al primo nucleo della città sul Palatino: da fine IX secolo a.C. e per tutto il VII, l’area fu infatti adibita a sepolture, di cui cospicue testimonianze emersero all’epoca della costruzione del quartiere umbertino. Le cime occidentali del colle (“Oppiu”, “Fagutal” e “Cispius”) fecero parte, nella fase protourbana, del primitivo “Septimontium”, venendo poi incluse nella mura Serviane, mentre il settore orientale dell’Esquilino continuò a restare esterno alla cinta difensiva e per tutto il periodo repubblicano ne proseguì la destinazione cimiteriale; solo con Augusto tale area fu annessa alla città e trasformata in ville sontuose (basti citare gli “Horti Maecenatiani”). La V regione venne dotata di strutture pubbliche (“Macellum Liviae”, le caserme degli “equites singulares”) e di una fitta viabilità, ancora in gran parte esistente, incentrata sulle porte Esquilina e Maggiore. Le mura Aureliane tagliarono fuori gran parte dei giardini delle ville, divenute nell’Impero proprietà demaniale, includendone e spesso incorporandone però le costruzioni, su una delle quali (“Sessorium”) sorse la basilica di Santa Croce in Gerusalemme; dentro e accanto al triangolo ideale formato da questa chiesa e sa quelle di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore sorsero nel IV e V secolo alcuni tra i più antichi “tituli” (Sant’Eusebio, Santa Prassede, Santa Bibiana, Ss. Marcellino e Pietro), cui si affiancarono nel Medioevo istituzioni assistenziali. Il secondo Cinquecento segnò la rinascita del colle: Gregorio XIII iniziò la nuova via Merulana, mentre Sisto V avviò il recupero della zona in senso classico con la propria villa e con il programma viario incentrato sulla basilica di Santa Maria Maggiore (ultimazione di via Merulana e apertura della strada Felice). Nei secoli successivi si svilupparono le ville patrizie che fino al 1870 costituirono l’ininterrotta cintura verde dell’arco orientale di Roma e che vennero sacrificate per la costruzione del rione, sorto in rapporto alla stazione di Termini; l’insediamento, sviluppatosi secondo il piano regolatore del 1873, fu destinato alla classe borghese prevalentemente impiegatizia del nuovo Stato, come ricorda la toponomastica (intitolata ai suoi maggiori statisti e letterati nonché ai personaggi della casa regnante) e come evidenzia l’impianto urbanistico a scacchiera (recuperato dall’età classica attraverso il modello torinese), che si sovrappose alla precedente rete stradale rilevandone i principali percorsi. Dopo il 1883 l’urbanizzazione si estese a sud di viale Manzoni con la scomparsa delle ultime ville (si salvarono La Wolkonsky e i casini della Massimo Lancellotti e della Altieri, trasformata in scuola), mentre a inizi Novecento, oltre ai primi esempi di edilizia popolare estensiva, sorsero i blocchi della Cooperativa Ferrovieri lungo via di Santa Croce in Gerusalemme ed, entro il 1925, i villini attorno a via Statilia. La decadenza del rione ottocentesco ha favorito, nel secondo dopoguerra, l’edilizia di sostituzione, con forti incrementi della densità (viale Manzoni, via di Santa Croce in Gerusalemme); negli anni ’80 del secolo XX è stato avviato un vasto programma di riqualificazione del rione, a partire dalla sistemazione di Piazza Vittorio Emanuele II e delle adiacenze.
Il rione Esquilino confina con: R.I/Monti, R.XVIII/Castro Pretorio, Q.VI/Tiburtino, Q.VII/Prenestino Labicano e Q.VIII/Tuscolano.

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